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OGNI UOVO SOGNA DI VOLARE

lancio-di-uovaPerché devo vedere la foto di un piede umano marcescente sul pacchetto di sigarette? Che senso ha? È un avvertimento sulle possibili conseguenze del fumo? Bene, allora, per coerenza, sulle etichette destinate agli alcolici, dovrebbero mettere, come minimo, il primo piano di un fegato spappolato dalla cirrosi epatica. Sai che piacere andare al supermercato. Ci ritroveremo davanti allo scaffale della birra con la stessa faccia di chi è costretto ad assistere a uno svisceramento durante un’autopsia. Sempre per coerenza, anche le automobili, dovrebbero essere avvolte da una stampa digitale raffigurante una bella faccia appena fracassata in un incidente. Immaginate i ragazzi che hanno appena preso la patente e vorrebbero andare in giro a rimorchiare. – Vuoi un passaggio? Con quella faccia? No, grazie! – Finirebbero tutti col prendere i mezzi pubblici, ma anche su quelli, dovrebbe esserci un avvertimento sugli effetti collaterali: una gigantografia dei coglioni di chi aspetta un autobus a Roma. Oltre ad essere coerenti bisognerebbe anche stare al passo con i tempi. Ad esempio, prendiamo tutti questi ragazzi che si lanciano nel vuoto e volano a 180 km/h sfiorando pericolosamente le pareti di una montagna. Non ce la vogliamo mettere una foto anche su queste tute alari? Magari qualcosa di meno splatter, ma comunque efficace: la foto di una frittata con sopra scritto “Ogni uovo sogna di volare”. In quanti si lancerebbero ancora? E su quanti altri prodotti, dovrebbero mettere questo genere di avvertimento? Anche la televisione dovrebbe essere venduta con mille avvertimenti salvavita, e comunque, prima dell’inizio di un programma di Barbara D’Urso, dovrebbe essere obbligatorio trasmettere un documentario sulla lobotomizzazione di massa. In chiesa, il giorno del matrimonio, prima del fatidico sì, non dovrebbero essere mostrate le foto delle possibili conseguenze di un matrimonio senza amore? Anche in questo caso non sarebbero belle immagini da vedere. Per non parlare delle cabine elettorali, dove non sono affissi dei cartelli che avvertono sul possibile senso di nausea che si prova appena si entra e non ci sono foto che rappresentano la merda in tutte le sue forme. Devo andare avanti con gli esempi fino ad arrivare alle foto di pollici gonfi e tumefatti, per la vendita di martelli dal ferramenta, o è chiaro che questa storia delle fotografie sui pacchetti di sigarette è una grandissima stronzata?

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C’era una volta in America…

01927eb8a37dc81fc1d52236cd92367d4262583cbdCaro vecchio Bob, la distanza tra “Toro scatenato” e “Nonno scatenato” misura la profondità dell’abisso in cui da anni sei misteriosamente precipitato. Pensare che una volta, da spettatore fedele e innamorato quale ero, aspettavo l’uscita di un tuo film come un napoletano (o un turista giapponese) attenderebbe la liquefazione del sangue di San Gennaro. Per me eri Robert De Niro, punto e basta. Indiscutibile come un santo, misterioso e riservato come un banchiere, puntuale e preciso come un maniaco; un camaleonte, bravo fino all’antipatia, un professionista estremo, un talebano dell’Actor’s Studio, un mito assoluto, un punto di riferimento per attori e spettatori affamati di talento. Basta dare una rapida occhiata alla tua filmografia per rendersi conto che di film straordinari, importanti e significativi, ne hai fatti talmente tanti che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Oggi, sembra incredibile, ma c’è rimasto soltanto l’imbarazzo delle tue scelte. Vederti così spaesato, non dico che fa male, ma rabbia, sì. Piange il cuore a coglierti impreparato in quello che fai. Se posso permettermi, ti suggerirei di seguire l’esempio di Tarantino e di ispirarti al cinema italiano degli anni settanta e ottanta, dove a far ridere con una pernacchia, sempre se permetti, eravamo noi italiani i veri maestri. Insomma, Bob, datti da fare. Guardati la filmografia completa di Lino Banfi, studia personaggi come Bombolo, immaginati in un film insieme a Pippo Franco, Jerry Calà e Jimmy il fenomeno, usa la fantasia; tra l’altro ci assomigli pure un po’ a Jimmy, potresti carpirne i segreti e riproporlo in America, sarebbe un successone. Ma se proprio vuoi stupirci, allora devi trovare il coraggio di andare fino in fondo alla strada che hai deciso di intraprendere e devi affrontare il più grande di tutti: Alvaro Vitali.

Pensaci.

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OSTACOLI

SamusocialTre gradi a destra, signora con carrello per la spesa in uscita dal portone. Andatura lenta, incerta e oscillante. Sei gradi a sinistra, signore con cappotto colorato, fermo, immobile, sta ascoltando le diverse suonerie del suo telefono con la stessa attenzione di chi cerca di captare segnali alieni dallo spazio. Tra una mazurca e una samba riesco a infilarmi e a passare, ma è solo l’inizio. Tra me e il bar che vorrei raggiungere c’è un brulicare di umanità disperata. Serve una precisione balistica, per calcolare in anticipo tutte le traiettorie e il loro possibile incrociarsi. Comincia così un obbligato ed estenuante zigzag, tra fastidiosi individui piantati sul marciapiede, assorti nei loro smartphone e congelati come tante inquietanti sentinelle in piedi. Chi non guarda, chi non pensa, chi si ferma e ci ripensa, chi ti segue precedendoti, chi non si sposta, chi lo fa apposta, chi esce da un negozio con la grazia di un orango, chi ti chiama, chi ti chiede, chi ti saluta; insomma tutto questo non aiuta. E poi ci sono quelli che devono camminare sempre l’uno accanto all’altro, inseparabili come Los tres amigos. Eccoli che mi vengono incontro, uniti dalla loro idiozia, su questo marciapiede largo appena un metro e mezzo. Mentre comincio a valutare l’ipotesi di saltarli, inventandomi una mossa di parkour, dalla sinistra mi supera una badante rumena che urla al telefono e tiene sottobraccio una signora anziana che non riesce a stare al suo passo. Mi fa venire in mente lo stesso tragico destino di quei poveri cani che, mentre stanno marcando il territorio, vengono strattonati e trascinati per metri sull’asfalto, da padroni molto distratti e poco sensibili. La badante, determinata come una testa di ariete, prosegue nella sua corsa costringendo il terzetto a sciogliersi frettolosamente. I tre riescono ad evitare l’impatto frontale, ma le gambe dell’anziana signora al seguito, ormai completamente abbandonate alla forza cinetica, volteggiano pericolosamente ad altezza stinco. Soltanto uno di loro riesce a saltare in tempo e ad evitare di essere falciato via. Gli altri due rimangono a terra con le caviglie in mano. Ancora non so se arriverò al bar per fare colazione, ma so che la giustizia prima o poi arriva e può persino indossare un paio di pesantissime scarpe ortopediche.

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UN PASSO INDIETRO

Un passo indietroSovrastimare qualcuno è un piccolo errore di valutazione per eccesso, che può nascere da una sana propensione ad accogliere il prossimo nella legittima speranza che sia una persona degna di questo nome e non l’ennesima sagoma di cartone, dunque non vale la pena perdersi d’animo per così poco. Capita spesso di incontrare personaggi che si atteggiano a quello che non sono, che scimmiottano valori all’ombra di un’ideologia da mezzobusto e che si erigono a faro filosofico, dispensando perle di saggezza, un tanto al chilo, buone soltanto per il codazzo di adulatori che in genere li segue, neanche fossero dei Guido Tersilli a spasso per la clinica. Si riconoscono subito dalle dimensioni spropositate del loro ego e dall’incontenibile bisogno di straparlare senza contegno, senza dignità e soprattutto senza che nessuno gli abbia chiesto niente. Quando mi rendo conto che ho a che fare con un buffone, non vedo perché continuare a sprecare il mio fiato, anche solo per pronunciare due sillabe. Non sono affatto costretto a partecipare a un formale teatrino di volgare ipocrisia; decido io, eventualmente, da chi farmi prendere in giro. Preferisco togliergli il saluto, e non per capriccio o per livore, ma per un sereno risparmio energetico. Altrimenti sarebbe come se salutassi un pupazzo, francamente mi sentirei anche a disagio.

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Il palazzo della vergogna

Il palazzo della vergogna

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IL VIGILE INDIANO

SandokanVisto dalla strada neanche si nota, lo si confonderebbe facilmente con un parcheggio o un piccolo mercato coperto senza identità, invece, nascosto dalla vegetazione e da un’elegantissima rete verde, c’è uno squallido prefabbricato che ospita il Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, II° Gruppo “Parioli”. Incredibile. Spinto più dalla curiosità, che dalla reale necessità, sono entrato per vedere con i miei occhi l’interno di questa affascinante “sede municipale”. Entrando ho avuto la sensazione di essere finito in un ufficio postale abbandonato di una qualche sperduta provincia balcanica non meglio identificata. Se in un angolo ci fosse stato Goran Bregovic che suonava la fisarmonica non avrebbe affatto stonato. A completare il quadro è però arrivato un uomo in divisa dall’aspetto molto trasandato, direi sciatto e approssimativo, che non faceva nulla per nascondere un’evidente apatia giunta allo stadio terminale. Dopo un formale saluto, ho cominciato a spiegare il motivo che mi aveva portato lì, ovvero le grida incessanti di una famiglia di psicopatici che ho la fortuna di avere come vicini di casa, ma non sono riuscito a completare il racconto. Il vigile, con aria sempre più stanca, ma stranamente complice, ha iniziato una lamentela infinita e disinibita sulle condizioni in cui versa questa città, ormai abbandonata a se stessa; dove ognuno è libero di fare quello che vuole, dove non esiste più niente, è finito tutto. Ha elencato una serie interminabile di banalità e paradossi e ha concluso, quasi cercando conforto in me, che se c’è uno che è indignato, quello è lui! Se c’è uno che è schifato, quello è lui. Se c’è uno incazzato, più di quanto non lo fossi io prima di entrare nel suo “ufficio”, quello è sempre lui! Mi dice che non c’è soluzione, che siamo in una situazione di emergenza assoluta, ma non possiamo fare niente, quindi, tanto vale prenderla con filosofia e non fare assolutamente niente. C’è stata una pausa. Una lunga pausa. Gli ho chiesto come si sentiva ad indossare quella divisa. Ha spalancato i suoi grandi occhi e mi ha risposto che tanto il suo sogno è quello di andarsene a vivere in India.

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Edizione Straordinaria – Oggi alle 12.00

Successo TV il nuovo canale televisivo per un pubblico già lobotomizzato.

l'ultimo dei canali

Anna Zonzo

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