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E LI CHIAMIAMO DIVERSAMENTE ABILI…

DisabiliHLa settimana scorsa, vittima di una interminabile fila alle poste, pregustavo già un post di sfogo sull’incapacità di gestire in maniera indolore i cambi di turno agli sportelli, quando la mia attenzione è stata catalizzata da un evento che mi ha provocato una rabbia silenziosa e sconcertante.
Un uomo, accompagnato da suo figlio, chiedeva  ad uno sportello in chiusura se, in quanto in possesso di un tesserino per disabili, aveva diritto a non fare la fila. L’impiegato è stato particolarmente gentile e immediatamente li ha messi in condizione di ritirare una pensione di invalidità. Solo quando si sono allontanati dallo sportello mi sono reso conto che il "pensionato" era il ragazzo. Più o meno della mia età aveva sicuramente un ritardo mentale visibile ma non fortemente invalidante. Il padre aveva ancora in mano il parco bottino costituito da non più di 4 banconote da 50€, qualcuna da 20€ e un piccolo gruzzoletto di spicci: non più di 250€. Il ragazzo, subito dietro, lo seguiva con un sorriso tenerissimo, già pregustanto la mancetta che stava per arrivare: come prima cosa, infatti, l’uomo separò gli spicci dalle banconote e porgendole al figlio gli disse: "Tieni, le vuoi le monetine?". Alla felicità si aggiunse la soddisfazione e il sorriso del ragazzo era garanzia della sua ingenua semplicità!

Adesso io mi dico: ma che cazzo!!! Fanno le maratone in tv, gli cambiano nome ogni 2 anni (handicappati, disabili, diversamente abili, ecc.), gli riservano il posto macchina e li impugnano ogni qual volta possano creare consenso elettorale in questo paese  di cattolici falliti e bigotti (sono cristiano anch’io ma la pietà è diventata pietismo, cazzosanto) e poi ci laviamo la coscienza con poco più di 200€ al mese. Ma perché non cerchiamo, invece, di dargli la possibilità di avere un obiettivo nella vita, di svegliarsi al mattino felici e di sentirsi utili, di avere la vita che meritano, che possono, di stabilire dei rapporti umani sinceri con amici, colleghi, di andare al cinema, in vacanza o in un pub con qualcuno che non sia un genitore ormai stanco e segnato dall’esperienza estenuante di essere uno dei pochi a cui interessa davvero il destino e la felicità del proprio figlio. La vita contemporanea macina tutto, divora il tempo, le azioni, le reazioni, i rapporti: già noi facciamo fatica, figuriamoci chi non ha il mondo fatto su misura, a sua immagine; chi ha bisogno di un attimo in più, di una spiegazione in più, di un gesto che gli vada incontro. Quante volte, sul lavoro, ci troviamo ad aiutare un collega in difficoltà, a spiegargli le cose, a fare addirittura del lavoro per lui o a coprirlo su un errore. Ma un ragazzo di trent’anni, leggermente ritardato ma sano, forse nemmeno ritardato dalla nascita ma semplicemente esaurito (e vi assicuro che ci vuole un attimo a chiudersi in se stessi e diventare simile a lui), a cui per vivere una vita, non aggiungo neanche normale ma solo una vita (perché non è vita dover sorridere agli spiccioli che lo stato ti da come elemosina!), basterebbe un gesto, un’occupazione adeguata alle sue capacità (e sono certo che ne ha), un pensiero, un attimo in più: lui viene solamente ignorato! Tra i grattacieli, i mercati finanziari, il web, le guerre e le manifestazioni contro Bush lui ha diritto alle maratone in tv, al posto macchina e alla pensione di invalidità: liquidiamolo così, il mondo è crudele, la vita ancora di più, è la selezione naturale, la conservazione della specie: viviamoci così, con incoscienza, il nostro tacito nazismo, che non è xenofobo ma semplicemente ignorante (nel senso che "ignora", ma a volte anche che "è da ignoranti"). Continuiamo pure il nostro tragitto verso la crudeltà, ma non andremo lontano.
Buona giornata a tutti
Tommaso

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2 commenti su “E LI CHIAMIAMO DIVERSAMENTE ABILI…

  1. Noi italiani siamo abili… uuuuuuh! Abilissimi!

  2. Sottoscrivo Caro T.
    Sottoscrivo tutto, senza aggiungere una virgola.
    Ops! l’ho appena aggiunta, pardon, sono incorreggibile 🙂
    G.

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