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GIUSTIZIA

GabbiaVolontario, colposo, preterintenzionale. Sono diversi gli aggettivi che si possono accostare alla parola omicidio. Forse troppi. Un omicidio è un omicidio, con aggravanti e senza attenuanti, punto! La distinzione dovrebbe essere una sola: volontario o accidentale. Una volta stabilito questo, la condanna deve essere inesorabile come un calcolo matematico. Un conto è voler uccidere, altra cosa è uccidere senza volerlo. Tutto il resto è utile soltanto all’abile avvocato per cercare di ridimensionare il reato commesso dal proprio cliente. Un poliziotto che spara da una parte all’altra dell’autostrada uccidendo un ragazzo seduto in macchina, viene condannato a sei anni, nonostante diversi testimoni abbiano dichiarato di averlo visto sparare impugnando l’arma con entrambe le mani. Omicidio colposo, solo sei anni. Un altro ragazzo, reo di aver rubato un pacco di biscotti, viene inseguito e massacrato a colpi di spranghe e bastoni. Padre e figlio, colpevoli di concorso in omicidio volontario aggravato da motivi abbietti e futili, sono stati condannati a quindici anni. Se non trovate giustizia in questo paese è perché è molto ben nascosta nel Codice Penale. Per proteggerla troppo, l’abbiamo ingabbiata in una rete di distinguo che di fatto non la rendono libera.
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5 commenti su “GIUSTIZIA

  1. probabilmente hai ragione. il diritto penale conosce delle categorie sconosciute da quelle adoperate dall’uomo, per giudicare e condannare, da un punto di vista etico e morale, un omicidio.

    dopodichè il diritto penale avrebbe, almeno in un’ottica astratta, la tensione alla laicità.
    di depositare le armi della vendetta, del rancore.

    il diritto penale, tuttavia, se fosse stato interpretato in modo corretto avrebbe portato ad una sentenza giusta. pur con l’utilizzo di criteri di imputazione soggettiva delle volte difficilmente condivisibili. di certo asettici.

  2. mi piace l’uso del condizionale di ridenteafasia. sottolinea ancora di più quanto la giustizia dovrebbe fare e quanto non fa.

  3. tendo a non crederci troppo nella pratica.
    anche se continuo sull’argomento a sentirmi un ossimoro.

  4. “La legge è uguale per tutti”
    Ho sempre pensato che fosse fuori luogo (leggi platealmente beffardo), esibire questa frase nelle aule dei tribunali.
    Sono parole che in questo paese hanno perso il loro significato.
    Così molte altre come appunto “giustizia” e “democrazia” sono vocaboli usati a arte con l’intento di distrarre e nascondere il marcio sotto la glassa dell’ottimismo.

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