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IL VUOTO DENTRO

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20130813-123023.jpgQuesto è un ufficio aperto al pubblico di un piccolo Comune del nostro grande Paese. Appena sono entrato sono stato sopraffatto da un’intensa e sgradevole puzza di sudore che la faceva da padrona tra gli odori di chiuso e di muffa. Lo straordinario impiegato che emanava tale olezzo si nascondeva in un angolo, dove era intento a guardare il monitor di un computer degli anni ottanta, con un’espressione attenta e precisa, a tratti sorpresa. Che fosse venuto a conoscenza dell’invenzione del sapone leggendo le ultime notizie? Ho accennato un buongiorno mentre con un passo di moonwalking sono uscito dalla stanza. Ottenuta l’attenzione (si fa per dire) del messo dallo sguardo acuto, ho fatto presente che dovevo ritirare un atto. Silenzio. Solerte come un bradipo l’impiegato mi raggiunge, mettendo a dura prova la mia capacità di trattenere il respiro e gli consegno la ricevuta. Il poveretto prende il foglio in mano, lo guarda e poi si guarda intorno spaesato. Da quel momento è cominciata un’incredibile caccia al documento tra scatole di cartone buttate per terra, faldoni chiusi con l’elastico verde, che se non maneggiati con attenzione possono esplodere pericolosamente, cassetti rotti, armadi, cestini… Mancava solo che si controllasse tra le tasche dei pantaloni. Incredulo davanti a questo teatrino cerco qualcuno che possa aiutare l’Indiana Jones della burocrazia a ritrovare il mio documento. Tra la curiosa fauna che alberga questo piccolo Comune c’è anche la donna dalla parrucca corta e storta. La leggenda narra che sotto la parrucca ci siano nascoste migliaia di marche da bollo, abilmente sottratte, negli anni, dalle casse comunali. Con la sua preziosa voce da scaricatore di porto invita il signor Vincenzo, questo il vero nome di Indiana Jones, a “cercare bene”. Il geniale consiglio, i toni bassi, rochi e sguaiati della voce della Signora, risvegliano miracolosamente l’anziano neurone nella testa del nostro eroe di fantozziana memoria. Il documento viene rinvenuto in uno scatolone che stava buttato per terra vicino a un sacco di calcinacci di dubbia provenienza. Sempre in apnea, appongo due firme e finalmente mi viene consegnato l’atto. Espiro un “arrivederci e tante belle cose” e mi lascio alle spalle l’inquietante edificio. Andando via ripensavo a quel turista straniero al quale pochi giorni fa ho provato a spiegare, senza successo, come mai in alcune località del nostro straordinario Paese sono state installate le colonnine degli autovelox senza l’autovelox dentro. Sono sicuro che se fosse stato con me stamattina avrebbe capito. In fondo, tra la colonnina vuota e un Comune “vuoto”, non c’è molta differenza.
Buone vacanze

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