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IL BAMBINO CON IL FISCHIETTO

Il vigileHo ritrovato una foto che mi ritrae bambino, al centro di un prato, vestito da vigile urbano. Avrò avuto nove o dieci anni, ho un’espressione corrucciata, un occhio chiuso dal sole e mostro orgoglioso il fischietto argentato nella mano destra. Sulle labbra un ghigno appena accennato. Assaporavo il potere della divisa e nella mia mente ero pronto a esercitarlo seriamente, con quel senso di candida giustizia in cui solo un bambino può credere. In quell’unico occhio aperto si legge chiaramente la gioia, la soddisfazione e la voglia di fare le multe ai “grandi” che non rispettano le regole. Ricordo che in quello stesso periodo a scuola c’era stata un’iniziativa sponsorizzata da un quotidiano e dall’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti, grazie alla quale ogni bambino, me compreso, aveva il suo tesserino di Agente Ecologico che lo autorizzava ad ammonire chiunque sporcasse il suolo pubblico. In pratica, per qualche settimana, un esercito di integerrimi nanerottoli se ne andava in giro per il quartiere della scuola a caccia di cittadini maleducati. I reati che contestavamo andavano dal buttare una cartaccia per terra al lancio di un mozzicone di sigaretta dal finestrino di un auto in corsa. Ricordo molto poco di quei giorni, ma ricordo chiaramente la reazione sorpresa di chi veniva colto sul fatto, quando veniva ripreso verbalmente da uno di noi, che eravamo alti si e no un metro. Più o meno dicevamo qualcosa del genere: “Signore lei ha buttato questo pezzo di carta per terra! Lo raccolga immediatamente e lo butti negli appositi cestini. La strada è di tutti e non si sporca. Non lo faccia più altrimenti saremo costretti a segnalarla all’autorità competente.” I malcapitati, trovandosi davanti dei bambini, erano spiazzati, disarmati, non potevano reagire come avrebbero voluto e di fatto rimanevano ammutoliti. Quasi tutti raccoglievano ciò che avevano buttato in terra e sparivano vergognosi tra gli sguardi imbarazzanti della gente. Certo, c’era anche chi non ci prendeva sul serio, si faceva una risata e proseguiva la camminata ignorandoci, ma erano pochi. La maggior parte di loro, di fronte a un richiamo di un bambino, rispondeva positivamente. Eravamo piccoli ma tenaci. Un tipo fermo al semaforo rosso lo abbiamo circondato, costretto a scendere dalla macchina e fatto andare a piedi a raccogliere il mozzicone di sigaretta che aveva buttato poco prima dal finestrino. Alla fine ci ha offerto il gelato. Forse è arrivato il momento di sostituire gli inutili e corrotti vigili urbani di Roma con un grande esercito di agenti-bambini, onesti e inflessibili. Quando un cittadino indisciplinato incontra un bambino con il fischietto, il cittadino indisciplinato è un uomo morto.

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