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UN CALCIO ALL’APATIA

20140315-201047.jpgSono ospite di un comitato sotterraneo, rivoluzionario, insospettabile e ben assortito, animato da un unico ideale: combattere l’apatia del giovedì sera, possibilmente mangiando a sbafo a casa degli altri. Durante uno di questi appuntamenti con l’ignoto, grazie alla collaborazione del Responsabile delle Risorse a Scrocco, all’assessore delle Osterie del Tempo Perso e alla straordinaria partecipazione di un grande studioso di fame atavica mondiale, mi sono ritrovato nello studio-atelier di un noto pittore che aveva organizzato una classica cena in piedi, da gustare in uno spazio multiforme. Ma la vera nota di colore era rappresentata da un paio di biliardini che di lì a poco sarebbero diventati gli unici protagonisti della serata. Infatti più tardi, il chiacchiericcio viene squarciato da un grido nazional-popolare, lancinante, inquietante, liberatorio e subito riconoscibile: gooollllll!!!! Il torneo è cominciato. Fanculo ai tris di formaggi con mieli di castagno e d’acacia. Che si fottano la zuppa vegana e il salame pepato, solo il vino rimane compagno di chi si fionda ad assistere alla sfida di un calcio d’altri tempi. Il suono inconfondibile della pallina che scorre sul campo di gioco è una musica che ci riporta indietro negli anni. Lo studio diventa uno stadio. Tra vino, risate e tifo sguaiato, il torneo prosegue tranquillo con le prime inevitabili eliminazioni, fino a quando una coppia di signori di mezza età comincia a dare spettacolo, calamitando tutti gli sguardi su di loro. Scende un silenzio degno di una finale di tennis a Wimbledon. Non c’era ansia nei loro movimenti, non c’era casualità, c’era solo attenzione e le loro mani danzavano morbide sulle manopole. Ogni gol era frutto di una traiettoria voluta e precisa, ottenuta colpendo la palla con la stessa maestria con cui si realizzerebbe una buca di tre sponde giocando a biliardo. Non sbagliavano un colpo, sempre gesti precisi e calcolati che mandavano a segno la palla senza spreco di energie inutili. Mentre osservavo, con grande simpatia, la figura elegante di questi due miti signori, che con rara umiltà e grandi sorrisi subivano i complimenti di tutti, immaginavo la loro infanzia, i loro giochi e quali potevano essere stati i loro passatempi preferiti in un’Italia molto diversa da quella di oggi. Poi ho pensato alle nostre generazioni, ai videogiochi, ai videopoker, agli smartphone e alle chat.
Forse è stata solo una grande lezione di biliardino o forse è stata anche una lezione di vita, ma sicuramente questo gioco è qualcosa di più di un vecchio passatempo da bar e il giovedì sera è più interessante di quello che può sembrare.

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