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TI PORTO FINO IN VETTA

IMG_3587Vedi, caro, non è grazie a questo mojito alle quattro del pomeriggio che sei più sereno e in pace con te stesso e non è neanche merito di questa canna di libanese rosso, se il mondo adesso ti sembra meno brutto. È il punto di vista che determina la prospettiva del tuo sguardo sul mondo, quindi è il dove che crea la qualità e fa la differenza e qui, ad esempio, siamo alla giusta distanza dal brutto, tutto è perfetto. Non è necessario guardare la Terra dallo spazio per capire quanto siano piccoli gli esseri umani. Vedi, caro, anche da questa umile dimora, un tempo contadina, immersa in un parco protetto di soli 27000 ettari affacciato sul mare, è possibile osservare il brulichio di tutti quei poveracci che si affannano lungo le coste di un territorio ostile. Uno spettacolo terribile, è vero, ma osservato da qui assume un fascino discretamente perverso a cui è difficile sottrarre la nostra ammirazione.
D’altronde la mia famiglia, da generazioni, si è rifugiata su questa vetta impervia, per riscoprire i valori di una vita più naturale e più semplice, fatta di piccole cose. Una vita dove il duro lavoro è un sacrificio necessario per ottenere dei risultati visibili. Se qui, dove un tempo c’era solo una fitta e inutile vegetazione boschiva, oggi possiamo ammirare un parco di rara bellezza con più di settecentoquaranta specie di piante diverse, tra cui l’arachide della Tanzania e il baobab argentino, è solo grazie a una straordinaria e geniale intuizione della mia famiglia: assumere un giardiniere.
Una figura quasi mitologica, metà uomo e metà tagliaerba, le cui origini andrebbero cercate nel capanno degli attrezzi, perché è lì che appare tutte le mattine, puntuale, alle otto. Purtroppo è un orario che per me, da sempre, rimane avvolto nel mistero. Ricordo di averlo visto solo una mattina in cui mi sono svegliato presto. Saranno state circa le tre del pomeriggio e mentre mi annoiavo facendo colazione nel parco all’improvviso me lo sono ritrovato davanti, in tutta la sua maestosa presenza, chino per terra, tutto sporco e sudato, che si stava spezzando la schiena a forza di scavare. In quel preciso momento l’ho invidiato. Ho capito che avrei voluto sporcarmi anche io le mani nella terra, ma non potevo farlo. Perché in una mano stringevo la tazzina di caffè e nell’altra una canna già pronta da fumare.
E ho sofferto. Non trovavo da accendere.
D’altronde la mia famiglia soffre da generazioni.
Come dici, caro?
Vuoi sapere come si fa ad avere tutto questo?
Ma è semplice, caro, devi solo desiderarlo più di ogni altra cosa. Prima, però, devi completare un percorso interiore di elevazione spirituale e soltanto allora potrai essere certo di raggiungere il tuo vero io. Devi impegnarti con dedizione assoluta alla ricerca di un luogo che ben rappresenti te stesso e il significato della tua presenza in questa vita terrena. Una volta che avrai individuato la villa con la giusta energia, non dovrai far altro che usare un piede di porco e chiamare un fabbro per cambiare la serratura. Vedrai, in poco tempo avrai la sensazione di vivere in una casa che appartiene alla tua famiglia da generazioni.
Vieni caro, proseguiamo, ti porto fino in vetta, dove ti garantisco che avrai una visione mistica.
La mia famiglia da generazioni ha delle visioni mistiche incredibili, io più di tutti.

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