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IMPARERAI A CONOSCERMI

IMG_5086Ero sul marciapiede accanto alla mia moto, stavo aspettando una persona, quando a un certo punto, un tizio, che si trovava abbastanza distante da me, mentre stava chiudendo il suo scooter mi ha guardato e con voce alta e piglio sicuro mi ha detto – Anche tu vai su all’ufficio X? – Per quanto suonasse come una domanda, non era una domanda vera e propria; il tono era retorico e dava per scontata la mia risposta.
Forse è un veggente ho pensato.
– Allora saliamo insieme! – Ha subito aggiunto, entusiasta, confermando la mia ipotesi.
In quel momento il numero dei giri al secondo dei miei pensieri è aumentato vorticosamente.
“Saliamo, chi? Insieme, dove? E perché dovremmo salire insieme? Ma chi è questo? Ma dove…? Mica ci siamo incontrati nell’androne di un palazzo o siamo davanti alla porta di un ascensore che mi dici saliamo insieme… Siamo per strada, mi parli da lontano, non ti conosco, neanche ti avvicini… Ci sono decine di uffici qui, c’è addirittura un poliambulatorio medico, cosa ti fa supporre che io stia andando proprio nello stesso posto dove stai andando tu? E poi tu, chi? Ma chi sei? Che vuoi? Chi ti conosce? Saluta, presentati, e che cazzo!”
– Ma ci conosciamo? – non ho potuto fare a meno di domandare, dopo un lento movimento del collo che accompagnava il vortice dei pensieri, ma anche la ricerca della messa a fuoco del mio sguardo.
–  No, ma ci conosceremo!  – ha subito controbattuto lui, senza modificare di un millimetro quel sorriso vuoto che aveva stampato sulla faccia. Lo ha detto senza la virgola e come se la frase fosse una sola parola: nomaciconosceremo.
Inquietante.
I pensieri hanno frenato bruscamente, così come si bloccherebbero le ruote dentate di un complesso ingranaggio meccanico se qualcuno all’improvviso vi infilasse dentro un bastone.
– Mah… Guarda… Sentiti libero di salire anche senza di me – ho detto, cercando al volo le parole, poi mi sono voltato e sono sprofondato immobile nelle mie riflessioni di cartapesta. 
“Se vuoi rivolgerti a qualcuno che non conosci e magari per vincere la timidezza e sentirti più sciolto decidi di interpretare la parte di Fonzie, va bene, ma sempre con il dovuto rispetto e la vecchia buona educazione, altrimenti oltre a prenderti una confidenza del tutto fuori luogo, rischi di prenderti anche qualcos’altro. Ma quello che veramente mi atterrisce è constatare, sempre più spesso, che le persone tendono a bruciare qualunque tappa necessaria a compiere anche il più semplice dei percorsi. Sembra che abbiano fretta di raggiungere ognuno la propria meta, ma senza la fatica e la compagnia del viaggio, che evidentemente viene considerato troppo faticoso se non addirittura una perdita di tempo. Ma se togliessimo l’esperienza del viaggio, l’esplorazione, la scoperta e il confronto con sé stessi in ciascuno di questi momenti, soprattutto i più difficili, che cosa rimarrebbe? Alla fine che senso avrebbe raggiungere quella meta? 
Sarebbe come affittare una costosissima attrezzatura da alpinista, farsi portare in elicottero sulla cima di una montagna e poi con la faccia come il culo unirsi alla soddisfazione di un gruppo di scalatori che proprio in quel momento ha appena raggiunto la vetta dopo anni di sacrifici.
Che senso ha far finta di vivere?
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