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PENSAVO FOSSE UNA VALANGA…

Jack Torrance

Ho visto  il film svedese “Turist”. Lo spunto di questo pluripremiato film che in Italia è uscito con il titolo “Forza maggiore” è interessante. Durante una vacanza sulle Alpi francesi una coppia con due figli si ritrova improvvisamente minacciata da una valanga, ma negli istanti che precedono la potenziale tragedia, il marito scappa, abbandonando di fatto la moglie e i figli al loro destino. In realtà i turisti vengono investiti da una nuvola di neve e non da una valanga vera e propria, quindi una volta scampato il pericolo, il marito ritorna facendo il vago, ma quanto accaduto metterà in crisi il loro rapporto di coppia. Vista la trama mi aspettavo dei dialoghi arguti e una sceneggiatura brillante in grado di scandagliare profondità psicologiche mai esplorate. A prevalere, invece, è stato soprattutto il silenzio, utile evidentemente soltanto a Tomas, il marito disagiato incapace di reagire e soprattutto di spiegare il suo gesto per quasi tutto il film. Il personaggio appare bloccato, non riesce ad andare né avanti né indietro, come la macchina da presa che sembra sempre inchiodata sulla neve; e anche se è chiara la scelta stilistica, che non è comunque originale, si ha lo stesso l’impressione che persino l’operatore di ripresa dopo ogni ciak si sia annoiato e se ne sia andato abbandonando il set. Come biasimarlo. Da spettatore avrei voluto anche io abbandonare la proiezione, ma non avendolo fatto  – per una forma di masochismo che sto cercando di combattere  – mi sono ritrovato a gridare insieme al protagonista, quando dalla cima di una montagna dà finalmente libero sfogo alla sua rabbia repressa. In sala ha subito fatto eco un Ebbasta! Qualcuno piangeva per la noia, qualcun altro per il troppo bianco della neve, in fondo la vera protagonista del film. Se sullo schermo si erano salvati tutti, in sala cominciavano a sentirsi i primi lamenti e si contavano le prime perdite. Soltanto quando è arrivata la scena surreale in cui il marito “dimostra” di aver ritrovato il perduto senso di protezione per la famiglia, hanno smesso di piangere per il dolore e hanno cominciato a piangere dalle risate. Poi è arrivato il colpo di grazia: il finale. L’autista che guida il pullman in maniera sconsiderata poteva rappresentare la vera opportunità di riscatto per Tomas; se c’era qualcuno che avrebbe dovuto prendere l’iniziativa di costringere l’autista a fermarsi, questo era proprio lui. Invece, misteriosamente, anche qui è stata la moglie ad aver preso l’iniziativa per evitare il peggio. Dunque, alla fine della vacanza, nulla è cambiato. Una valanga di complimenti spropositati per un film di due ore di cui non resta che una nuvola di neve, letale soprattutto per gli spettatori congelati dalla noia.

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