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E NON CI LASCEREMO MAI…

Divorzio all'italianaPoverina. Mi telefonava da settimane con la costanza e la pazienza di un gesuita, ma io ogni volta o non rispondevo, oppure mi facevo negare. Alla fine ho ceduto. Quando ho risposto al telefono il tono della sua voce era quello di chi si sta giocando il tutto per tutto e avvertivo in lei una certa prudenza nello scegliere le parole da dire; temeva di avermi già perso, ma allo stesso tempo sperava ancora di potermi riavere. Le dissi chiaramente che ormai la mia decisione era irrevocabile e che non c’era nulla al mondo che avrebbe potuto farmi cambiare idea. La mia sicurezza le suscitava sgomento, ma anche se le tremava la voce, si ostinava a fare domande per cercare di capire il motivo del mio rifiuto. Quando le confessai che la ragione principale della nostra separazione era da attribuire alla noia, la disperazione prese il sopravvento e crollò in un balbettio incomprensibile. La serenità con cui di fatto l’avevo gentilmente liquidata non lasciava spazio a nessun appiglio, ma lei non si arrese; ostinata come una testimone di Geova e improvvisamente maliziosa come Tinì Cansino ai tempi del Drive in, mi fece una serie di proposte indecenti che, sempre con garbo, rifiutai fermamente. Mi parve di sentire un singulto. Quando infine, forse con troppa leggerezza, dissi che quel legame per me non era stato altro che una distrazione durata fin troppo e di cui volevo liberarmi già da tempo, mi resi conto di averla ferita, ma ormai era troppo tardi. Con un filo di voce mi disse che avrei dovuto restituire il regalo che avevo ricevuto all’inizio del nostro rapporto, ma non riuscì a dire tutta la frase in maniera chiara, perché fu interrotta da un singhiozzo che esplose in un pianto disperato. A quel punto, imbarazzato, chiusi istintivamente la comunicazione. Avevo rotto una promessa e avevo fatto piangere una ragazza, ma non era colpa mia se al call center di Sky non si rassegnavano all’idea di perdermi come cliente.

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